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Qualità del progetto esecutivo

Riconfigurazione dei sistemi produttivi, costruttivi e normativi

 

Prof. Arch. Francesco Suraci
Associato di Tecnologia dell’Architettura
Dipartimento Arte Scienza e Tecnica del Costruire
Universita’ degli studi “Mediterranea” di Reggio Calabria

opere-pubbliche@forum-progettazione.it

 

Documento aggiunto nell'edizione 2006 del Forum Italiano della Progettazione

 

Il “prodotto opera pubblica” è espressione finale di una filiera di azioni lunga, complessa e articolata, nel corso della quale, dopo essere stati a monte prefissati (committenza) con puntualità obiettivi e requisiti, vanno costantemente monitorati e ricalibrati (progettista) tutti i parametri che garantiscono la qualità complessiva dell’opera.

 

Definire concretamente le esigenze, individuare le “prestazioni qualificanti”, rendere “quantificabili” gli obiettivi, rappresentano, quindi, le prime operazioni (indispensabili) per innescare il processo di definizione del progetto, perseguendo il fine della qualità del prodotto.

 

Nell’ambito del processo edilizio e relativamente al delicato momento di passaggio dalla programmazione alla progettazione, un’importante innovazione è stata introdotta dal quadro normativo istituzionale (legge quadro di riforma dei LL.PP.), attraverso l’obbligatorietà di elaborare un “documento preliminare” e di redigere un primo stadio di progettazione: il “progetto preliminare”.
Questo livello di elaborazione -che vede la committenza chiamata direttamente in causa- deve essere finalizzato, in particolare, a definire:
- le ragioni della scelta della soluzione prospettata e l’utilità
   dell’intervento;
- la fattibilità amministrativa e tecnica;
- i costi dell’intervento.

È inoltre la sede naturale per partecipare al dialogo che si dovrebbe instaurare tra le competenze interessate alla risoluzione della molteplicità dei problemi e per valutare concretamente la loro soluzione a garanzia della prosecuzione “certa” dell’iter tecnico amministrativo.
Tale compito spetta evidentemente, alla committenza e costituisce, per le sue valenze anche tecniche ed economiche, la prima e naturale sede di confronto tra il progettista e la committenza.
L’innovazione procedurale determinata dall’introduzione del progetto preliminare, come obbligatorio stadio di approfondimento, è individuabile anche nelle ricadute che comporta -a ritroso- sulla fase di programmazione degli interventi: per programmare un’opera pubblica o intervenire su quelli esistenti (per redigere il programma triennale), è obbligatorio che ne sia stato svolto, accertato e verificato il relativo progetto preliminare, che ne sia quindi accertata l’utilità e che ne sia verificata concretamente la fattibilità, sotto i diversi profili: funzionale, tecnologico, economico, tecnico-amministrativo.

È nel progetto preliminare che vengono introdotti gli elementi di controllo degli aspetti qualitativi dell’intervento progettuale, determinando l’entità dell’intervento in termini funzionali, dimensionali, tecnologico-prestazionali e, quindi, economici e verificandone nel complesso la fattibilità.
È in questa fase che si valuta la convenienza economica complessiva dell’intervento: si può decidere, ad esempio, nel caso di un intervento previsto come ristrutturazione di un determinato organismo funzionale esistente, di optare -qualora tale ipotesi non fosse adeguatamente supportata in termini di costo/beneficio per una nuova edificazione, rimettendo anche in discussione il programma generale iniziale.

La programmazione gioca un ruolo di cerniera tra questi tre campi della progettazione: essa permette di definire gli obiettivi e di redigere un elenco delle prestazioni richieste (il programma di base), di controllare la progettazione e di riorientarla in ogni fase del processo (adeguamento programma - progetto), di aiutare a sorvegliare alla messa in servizio delle opere (programma specifico).

Si e’ assistiti negli ultimi anni alla rivoluzione della normativa sui pubblici appalti che ha innovato, profondamente, tutto il settore inerente alla realizzazione delle opere pubbliche, toccando, in modo profondo, tutti i soggetti, pubblici e privati, coinvolti, a diverso titolo, nell'attività finalizzata all'infrastrutturazione del territorio.

Questi nuovi e rivisitati procedimenti hanno introdotto nuove regole di Qualità nella gestione del progetto.


La qualità del progetto di architettura vive oggi entro un quadro complesso di incertezze derivate da processi di specializzazione in atto, sviluppo di nuove professionalità, e riconfigurazione dei sistemi produttivi e costruttivi e normativi. L'elevato grado di emarginazione di alcune variabili progettuali, legate alla produzione, ha spinto molti architetti al recupero di forme attinte dal passato, e molti tecnici ad identificarsi invece in una meccanica proiezione nel futuro.
Risultato di questa contrapposizione è la difficoltà che si percepisce nel confrontarsi col presente, in assenza di metodi, forme e modelli certi in grado di interpretare e rappresentare adeguatamente la realtà in trasformazione. Necessita riscoprire l’elemento di cerniera tra due mondi oggi ancora troppo lontani, esplorando il rapporto tra dimensione tecnico-produttiva e linguistico-compositiva, al fine di metterne in luce complementarietà e conflittualità per individuare nuove chiavi interpretative degli strumenti disciplinari di esegesi del progetto.

 

fig.1

 

Il concetto di realizzabilità dell'opera dovrà essere il fulcro di ogni intendimento progettuale.
L'inscindibilità tra ricerca e progettazione richiede lo svolgimento parallelo, o a fasi strettamente alternate, di indagine e progetto sviluppando la conoscenza delle tecniche e dei sistemi costruttivi, delle fasi che questi comportano, dei materiali, del loro rapporto con il contesto sia naturale che socio-economico.

La programmazione e le azioni di processo devono consentire di trasformare l'opera pubblica, tradizionalmente vista come catalizzatore di risorse finanziarie, in infrastruttura di pubblica utilità.
L'obiettivo non deve più essere "aprire il cantiere", ma "concludere il cantiere" per offrire alla società un opera che possa essere un generatore di servizi per lo sviluppo economico del territorio in cui l'opera stessa si colloca, ovvero, in ultima analisi, un volano di occupazione.
In questo contesto, quindi, assumono rinnovato significato alcuni argomenti tradizionalmente attenzionati dalla norma come: lo snellimento delle procedure; il tentativo di dare certezza dei tempi di autorizzazione, progettazione ed esecuzione dell'opera; la necessità da parte della pubblica amministrazione di individuare le priorità nella fase di programmazione; l'indicazione del progetto esecutivo come strumento per assicurare il completamento dell'opera.
L'architettura a venire dovrà confrontarsi con una disponibilità, e forse una qualità, di risorse differente dalla precedente.
La costruzione dei manufatti architettonici, e l'idea di "architettura della città" che li sottende, implica una ricerca progettuale che sempre più tenderà a confrontarsi con il contingente, con le reali potenzialità del luogo in cui l'architettura si inserisce e fondamentalmente con la effettiva cantierabilità e durabilità dell’opera.
Per ottenere questo risultato il progetto dovrà giungere a una approfondita scala di definizione basandosi, per un corretto metodo, sullo studio, già in una fase di prima progettazione, di dimensioni, possibilità tecniche e valori formali degli elementi particolari e caratterizzanti il progetto generale.
In tale contesto necessita operare su regole specifiche in base alle quali poter redigere gli elaborati esecutivi di progetto evidenziando il ruolo che lo stesso progetto (quello esecutivo e quello operativo) è chiamato a svolgere una volta validato.

Infatti, uno degli aspetti più innovativi della legge 109/94 e s.m.i. è costituito dalla validazione del progetto, ossia dalla verifica della rispondenza dello stesso agli obiettivi della Committenza ed ai criteri di qualità.

Tale analisi, effettuata dal responsabile unico del procedimento direttamente o con il supporto di enti terzi accreditati ai sensi delle norme UNI CEI EN 45000, consentirà di appaltare le opere sulla base di un progetto davvero esecutivo, limitando il rischio di contenzioso con l'impresa appaltatrice, di ritardi nella esecuzione dei lavori e di aumenti dei costi.

 

fig.2

 

L'art.30 della legge 109/94 e s.m.i., al comma 6, prevede, a carico del Responsabile Unico del Procedimento per la realizzazione dei lavori pubblici, il controllo del progetto esecutivo (o definitivo nel caso di appalto integrato) prima dell'inizio delle procedure di appalto dei lavori.
Il regolamento di attuazione della legge (DPR 554/99) ha poi individuato, con gli art. 46 e 47, i punti oggetto delle verifiche, rispettivamente sul progetto preliminare e sul progetto esecutivo, mentre all'art.48 sono precisate le modalità delle verifiche stesse e le procedure per l'individuazione degli organismi di controllo esterni nel caso in cui venga accertata la carenza di adeguate figure professionali all'interno dell'amministrazione.
Tali verifiche hanno sostanzialmente il duplice obiettivo di indagare circa l'adeguatezza dell'opera progettata a soddisfare i requisiti che l'hanno motivata e l'adeguatezza dei documenti di progetto alle normative cogenti ed alle esigenze di completezza e chiarezza necessarie per la sua esecuzione.

La preoccupazione del legislatore di limitare questi rischi è confermata anche da altri articoli della legge, che da una parte prevedono nella generalità dei casi l'appalto dei lavori "a corpo", con precise limitazioni nella possibilità di introduzione di varianti da parte del direttore dei lavori, dall'altra obbligano il progettista a munirsi di apposita polizza assicurativa che copra sia le eventuali spese per una nuova progettazione, sia i maggiori costi dell'opera che ne potrebbero derivare.
L'art. 47 del regolamento si occupa anche di questa seconda fase del controllo, prevedendo l'accertamento della completezza documentale, del rispetto delle prescrizioni normative e della congruità fra elaborati e prescrizioni capitolari.
La validazione, rivolta direttamente al miglioramento della qualità ed affidabilità del progetto, appare quindi come il momento di sintesi per l'attività del Responsabile Unico del Procedimento, il vero project manager dell'intervento, tra il documento preliminare e la fase di realizzazione dell'opera pubblica.

Nell’introdurre tali nuove regole nella progettazione esecutiva non si potrà prescindere dal requisito della “semplicità“ di accesso e di utilizzazione del dato informativo.
Importante considerazione, merita il rapporto tra il contenuto informativo degli elaborati progettuali e quello dei documenti tecnico-procedurali ad esso annessi: capitolato, computo metrico, elenco prezzi unitari in quanto, la rappresentazione grafica del progetto (informazione) non potrà essere trattata disgiuntamente dalle modalità di espressione delle informazioni proprie degli altri documenti.
Le specifiche tecniche, le prescrizioni sono elementi che insieme concorrono a definire il contenuto della comunicazione da trasmettere a ciascuno operatore, e anche se utilizzano linguaggi diversi vanno resi fra loro complementari e omogenei nell’affrontare il processo di comunicazione come “sistema” di gestione complessiva delle informazione, tenuto conto che il mezzo di trasmissione delle informazioni progettuali assumono un ruolo fondamentale per l’efficienza del sistema produttivo: cantiere, officina, ecc.
L’obbiettivo e’ la definizione dei criteri generali per la comunicazione del progetto tecnologico esecutivo al cantiere. Le informazioni necessarie, chiare e sufficienti ad avviare la produzione di un progetto edilizio.

Si dovrà tenere conto in particolare dei riferimenti normativi vigenti (Legge 109/94 e s.m.i.: ”Il progetto esecutivo, redatto in conformità al progetto definitivo, determina in ogni dettaglio i lavori da realizzare ed il relativo costo previsto e deve essere sviluppato ad un livello di definizione tale da consentire che ogni elemento sia identificabile in forma, tipologia, qualità, dimensione e prezzo”) introducendo la rilevanza contrattuale del progetto esecutivo, da cui discende che l’incompletezza o l’imperfezione degli elaborati tecnici diventano incompletezza o imperfezione del contratto.

Pertanto la progettazione esecutiva va intesa quale prefigurazione esaustiva e riguardante tutti gli aspetti di definizione del risultato oggettuale atteso ed attiene questo livello progettuale al significato di disciplina organizzativa del processo.

Possiamo definire il progetto esecutivo come un’insieme sistemico organizzato di informazioni ( sommatoria di ordini di servizio ) necessarie per eseguire il processo di produzione, caratterizzato dallo specifico fine di comunicare, mediante codici che abbiano le caratteristiche intrinseche prima elencate, istruzioni certe e precise in modo chiaro su tutte le azioni da compiere per la realizzazione di uno specifico oggetto edilizio a tutti gli operatori coinvolti nello stesso processo edilizio attuativo.

La progettazione, come qualsiasi altro processo logico, presuppone che i concetti in essa contenuti siano formulati perchè possano essere resi intelleggibili sia agli altri che al progettista stesso.

La progettazione si compone quindi con una serie di documenti atti a consentire la realizzazione del manufatto, che descrivono e rappresentano in maniera esauriente le scelte progettuali per mettere a disposizione del costruttore tutte le informazioni per lo svolgimento del suo compito.

I documenti di progetto individuano l’oggetto di una gara d’appalto o comunque di una trattativa volta a concordare costi e modalità di esecuzione e costituiscono infine la base del contratto d’appalto assumendo ruolo, insieme alle condizioni amministrative, di norme che regolano i rapporti tra le parti.
Per assolvere il loro compito i documenti di progetto devono pertanto essere in grado di rappresentare, descrivere e quantificare in maniera inequivocabile l’oggetto dell’appalto per fornire al costruttore tutte le indicazioni necessarie a realizzare l’opera definendo al tempo stesso la qualità in relazione all’ammontare dei compensi pattuiti.
La rappresentazione dell’oggetto contrattuale è affidata ai disegni;
la descrizione delle opere è espressa nei capitolati;
la definizione dell’impegno delle risorse economiche necessarie alla costruzione è, infine, basato sulla quantificazione dei lavori (computi metrici) e sulla definizione dei costi (estimativi ed elenchi prezzi unitari).

 

fig.3

 

La progettazione si esprime quindi attraverso elaborati grafici e testi che insieme costituiscono la base oggettiva (riferita cioè all’oggetto) dell’accordo contrattuale tra impresa e committente e definiscono gli aspetti della forma architettonica che sono rispettivamente descrivibili e rappresentabili.
In genere le decisioni progettuali relative alla qualità dei materiali vengono formulate nelle condizioni tecniche dei capitolati d’appalto che costituiscono il complemento della progettazione e uno strumento insostituibile per la direzione dei lavori.

Il disegno tecnico ha invece lo scopo di tradurre in immagini il pensiero del progettista, di permettere la realizzazione dell’oggetto e di verificare il passaggio di ideazione a esecuzione.
Esistono quindi una serie di regole di carattere generale che si riferiscono alle varie fasi della progettazione e che divengono sempre più rigorose a mano a mano che la progettazione assume valori definiti.

Le informazioni contenuti nei documenti di progetto e di contratto, pur avendo forme dissimili, si riferiscono a un medesimo oggetto e possono pertanto essere coordinate tra loro per non contraddirsi, e fornire al tempo stesso un medesimo livello di informazione dando la stessa qualità e quantità di notizie su tutte le componenti dell’edificio.

Ruolo del progetto esecutivo

 

Il progetto esecutivo è sempre stato relazionato alle condizioni socio-culturali, economiche e tecnologiche e politiche del contesto in cui si sviluppa un intervento realizzativo.
Partendo dal presupposto che con il progetto esecutivo si conferisce consistenza ad una prefigurazione concettuale, o meglio si simula la materializzazione dell'oggetto, entrando nella costituzione della sostanza fisica degli elementi che lo compongono, è evidente che il tutto si basa sul binomio idea-conoscenza tecnica che la supporta e dalla quale prende avvio la prefigurazione stessa dell'idea.
Questo binomio nel tempo si è modificato, trasformando di volta in volta non solo il "fare architettura" ma anche il "fare costruttivo" e quindi il ruolo stesso del progetto esecutivo.

Quando la produzione era di tipo artigianale il binomio idea-conoscenza tecnica veniva condiviso solo tra il cliente e il costruttore-progettista, depositario del sapere.
La realizzazione avveniva attraverso un tacito accordo-contratto, senza ricorrere a complessi disegni di cantiere, era sufficiente lo scambio di idee e di poche informazioni; la maggior parte delle tecniche erano ben conosciute dal costruttore e già sperimentate.
Si costruiva secondo le "regole dell'arte" e del buon “manuale” costruttivo, per le quali si faceva riferimento al sapere in merito alle proporzioni, ai dettagli costruttivi, alla posa in opera dei singoli elementi costruttivi, senza bisogno che questi fossero molto specificati.
Tutti i componenti edilizi, in qualche modo, si somigliavano, ed il cantiere era ripetitivo e fatto dall’assemblaggio e montaggio di elementi semplici e codificati, di materiali da costruzione sempre reperiti direttamente sul posto o nelle immediate vicinanze.
Questi materiali, trattandosi di strutture tradizionali, erano soprattutto pietra e legno; abbastanza usato il laterizio, nei vari elementi di produzione fatta eccezione per quelli destinati al potere, che cercavano invece di sottolineare il proprio carattere distintivo attraverso una immagine più rappresentativa.
La realizzazione di questi edifici più complessi richiedeva anche allora, un progetto e talvolta persino un prototipo.

Solo con il Rinascimento si inizia a stabilire una separazione tra la concezione architettonica e le modalità di esecuzione.

Il progetto è il risultato della sintesi tra le conoscenze tecniche e quelle architettoniche: la cupola di Santa Maria del Fiore del Brunelleschi ne rappresenta una chiara esemplificazione.
Il passaggio alla produzione industrializzata, ha modificato i rapporti ed il binomio stesso idea-conoscenza tecnica.
La produzione industrializzata riporta infatti l'opportunità di produrre componenti industrializzati tali da permettere nella loro "composizione" una grande quantità di architettura, ma diversa dall'altra, in modo "simile" ma non uguale a quanto succedeva in epoca classica o classicheggiante.

Il palazzo di cristallo di Paxton è uno dei primi esempi di un opera realizzata sulla base di un progetto esecutivo che tiene conto delle caratteristiche degli elementi prefabbricati e del loro assemblaggio, montaggio e smontaggio nella fase di dismissione dell'opera.
Il progetto per il Palazzo di Cristallo venne concepito tenendo conto di una unità modulare costituita da una lastra di vetro, avente la lunghezza di quattro piedi (le massime dimensioni di allora erano dettate dall'industria vetraria). Il grande edificio costituiva un insieme di piccole unità prefabbricate, con impiego di cornici in legno curvato e travi in traliccio di ferro su cui poggiavano le lastre.
In particolare, la galleria era coperta da una volta a botte con intelaiatura in legno. Ne risultava una spazialità determinata dalla ripetizione degli elementi costruttivi che distinguevano la sezione trasversale.
Il particolare processo costruttivo, ossia un sistema totale che dalla concezione passa alla fabbricazione dei componenti, il loro trasporto verso i siti, la costruzione ed infine la possibilità dello smontaggio finale, sono alcune tra le più significative novità introdotte dalla realizzazione di questo progetto. Un sistema altamente flessibile dei componenti con montaggio sistematico.
La comune impressione che destava la fabbrica era di grande leggerezza e trasparenza formale. 'Era il primo edificio di quelle dimensioni costruito in vetro e ferro, e sopra una struttura di travi di ferro fuso e laminato, accuratamente imbullonati. Le possibilità latenti nella moderna civiltà industriale non hanno più trovato, da allora, un'espressione altrettanto chiara. Fu riconosciuto fin dal suo tempo che questa sintesi di legno, ferro e vetro aveva risvegliato nuove forme fantastiche, che sorgevano direttamente dallo spirito dell'epoca'.

Progettato in soli otto giorni e costruito in appena otto mesi per la grande Esposizione londinese del 1851, il Crystal Palace costituisce emblematicamente la prima grande fabbrica di taglio moderno, anticipatrice dell'architettura del XX secolo. La realizzazione in serie, privilegiante l'asse longitudinale, conferiva agli edifici, come il Palazzo di Cristallo, il carattere di megastrutture a dimensione variabile.
La concezione del sistema costruttivo, dominio incontrastato dell'ingegneria, permetteva la creazione di edifici, leggibili nella loro essenza tettonica, per la semplicità della conformazione, per l'assenza di prospetti enfatici, individuabili peraltro nella sezione tipo, dalla leggibilità dell'interno consentita dalle superfici vetrate.

Una chiara svolta costruttiva e tecnologica con il passato è segnata dalla cosiddetta “architettura dell’ingegneria”.

L’opera degli ingegneri si distanzia dai vari revival e grazie alla sua matrice scientifica e tecnologica riesce a produrre un’architettura innovativa. Claude-Louis Navier nel 1826 aveva pubblicato il corso di Scienza delle Costruzioni tenuto all’Ecole Polytecnique, ove Derby aveva scoperto la ghisa e l’industria del ferro iniziava la produzione di ferro forgiato ed acciaio.

L’architettura dell’ingegneria ebbe tre campi di applicazione:
• la produzione di ponti in ferro
• la realizzazione di edifici ad armatura metallica
• la realizzazione di coperture in ferro e vetro.

Gli edifici multi-piano a struttura metallica sono caratterizzati da un principio costruttivo e non tanto da un senso architettonico, rendendosi essi disponibili ad ogni uso.
Le tipologie edilizie che gli ingegneri sviluppano con l’elaborazione di interessanti dettagli esecutivi sono essenzialmente le gallerie urbane che collegano parti differenti della città con un percorso pedonale coperto, le serre botaniche che valsero come settore di sperimentazione, le stazioni ferroviarie, i grandi magazzini e le strutture per le grandi esposizioni.
Quando l’architettura dell’ingegneria si limita alla sola realizzazione di coperture in ferro e vetro su invasi strutturati da elementi stilistici tradizionali, ottenuti in muratura ed in stile eclettico, essa si limita ad essere mera tecnica.
Quando però viceversa la conformazione strutturale interna si manifesta all’esterno, non parliamo più di ingegneria o di tecnica, ma di architettura che ha fatto proprie modalità della scienza e tecnica delle costruzioni.
Tuttavia l’architettura dell’ingegneria ottocentesca non si staccò mai dall’eclettismo storicistico, assurgendo al ruolo di stile architettonico a sé; essa si limitò a realizzare

 

fig.4

 

coperture su invasi neoclassici, neogotici o neorinascimentali, manifestando appunto il contrasto, l’incoerenza tra invaso e copertura. Perfino il Palazzo di Cristallo o la Torre Eiffel, interamente realizzate in ferro, non sono indipendenti dai gusti, dalle forme e dal senso dell’architettura eclettica.
Il progetto esecutivo diviene allora strettamente relazionato alle caratteristiche dimensionali, tecniche e funzionali dei componenti; ciò che conta è il "modo" di assemblare, ma il "come" costruirlo è esplicitato soltanto dallo specifico processo realizzativo, già studiato a monte del sistema. Con il progetto esecutivo il progettista deve soltanto adattare alla situazione le modalità già stabilite o, negli altri casi, affidarsi ancora alle "regole dell'arte".

Fino ai primi anni '70 si assiste ad una stabilità della domanda, ad una diminuzione degli investimenti pubblici.
Sempre nell'edilizia pubblica, e per grossi interventi a scala urbana si cominciano ad utilizzare tecnologie di prefabbricazione, a basso investimento, prevalentemente a pannelli portanti.
Il progetto esecutivo di conseguenza si adegua alla flessibilità dei componenti e alla loro intercambiabilità, assumendo, in tal senso, una maggiore caratterizzazione per la libertà offerta e coinvolgendo un più complesso sistema di informazioni, basato sulla unificazione e standardizzazione di ogni singolo componente.
A questo punto si rende necessaria una puntualizzazione riguardo ai concetti di prefabbricazione e standardizzazione sopra accennati, intesi non come produzione di una serie infinita di oggetti uguali, ma come produzione di una serie variata di oggetti industriali.
La generazione di unicum diventa normale anche nella produzione industriale, come lo e’ stata per secoli nella produzione artistica. Quello che oggi e’ ancora la norma, la serie di oggetti tutti identici, diviene un'eccezione dovuta al congelamento artificioso di un momento evolutivo.
Questo approccio alla progettazione/produzione risponde globalmente ad esigenze che sono proprie della società contemporanea: una qualità totale che risponde ad esigenze non ancora poste, che crea le molteplicità di riferimenti possibili prima ancora che siano soggettivamente espressi, ma all'interno di dinamiche di sviluppo in cui l'eterotipia diventa una chiave di lettura e controllo della qualità.

Negli anni '70, l'utenza assume un ruolo strategico soprattutto in fase di progettazione del proprio alloggio.
Al progetto esecutivo si sostituisce la scelta "a catalogo" cioè per modelli tipologici preconfezionati.
Il progetto esecutivo e la seguente fase di realizzazione viene organizzata sulla base delle risorse ed apparecchiature utilizzate dalle imprese (tunnel, banches e tables).
Si assiste inoltre alla riconversione industriale, all'ingresso di nuovi operatori e alla nascita di strutture industriali che trasferiscono le loro tecniche nel settore edilizio (trasferimento tecnologico); prende avvio la prefabbricazione leggera (in pannelli leggeri) ed il progetto esecutivo è sempre più affidato alle ditte detentrici di specifici know-how.
Una prefabbricazione edilizia, improntata sul presupposto di ottenere una riduzione dei costi di costruzione attraverso l’ottimizzazione del processo edilizio e l’uniformazione dei sistemi costruttivi, risultando infatti fortemente condizionata da un atteggiamento progettuale ed esecutivo teso ad una marcata semplificazione formale delle soluzioni architettoniche.
Un approccio che, soprattutto nel contesto della produzione nazionale, ha spesso condotto verso un impiego diffuso di criteri costruttivi fondati sull’assemblaggio di elementi piano-lineari per la realizzazione di orizzontamenti e coperture, circoscrivendo le possibilità progettuali all’interno di configurazioni scatolari, espressione ed epilogo di un processo di omologazione spaziale e tipologica.

Negli anni ’80 e successivi la procedura più utilizzata per l'affidamento dei lavori diventa l'Appalto Concorso, il progetto passa dal progettista all'esecutore.
In tal modo al progettista è riservato il compito di prefigurare a livello di massima il progetto, che poi, messo in gara, è reso esecutivo dall'impresa appaltatrice; questa, operando prevalentemente sulla base del proprio profitto, è spinta ad adeguare le scelte esecutive alle proprie esigenze, a discapito a volte della filosofia progettuale.

La situazione in merito alla sperimentazione tecnologica appare invece sicuramente più interessante nel resto dell'Europa: le opere High-tech di quegli anni sono l'espressione di tutto l'apparato tecnologico che esse stesse esprimono ed il risultato proprio della gestione da parte del progettista di idea e tecniche utilizzabili.

Gli eventi normativi del '78 si attestano su una incalzante richiesta di qualità edilizia.
In questi anni, favoriti da buoni investimenti nel settore pubblico ( piano decennale dell'edilizia residenziale con la legge 457/78) vengono avviati programmi di ricerca applicati all'edilizia.

Si spostano le regole del costruire da quelle descrittive a quelle prestazionali; inizia a delinearsi la normativa tecnica prestazionale.

Non si può non affrontare un discorso strutturato sulla qualità dei prodotti per l’edilizia e della loro certificazione, senza soffermarsi sul ruolo della normativa tecnica e sui concetti di qualità, controllo e certificazione da essa introdotti.
Per quanto l’evoluzione della normativa, per esigenze di sintesi, possiamo affermare, come questa in edilizia ha subito tre grandi trasformazioni, schematizzabili nel seguente modo:

1° Normativa oggettuale descrittiva:
    produzione prevalentemente artigianale
2° Normativa esigenziale prestazionale:
    prima industrializzazione del settore edilizio
3° Normativa processuale di qualità:
macroimpresa a struttura policentrica

Tale schematizzazione, evidenzia, come il passaggio da una organizzazione artigianale del lavoro ad un assetto organizzativo basato su elementi tipici dell’industrializzazione, ha determinato il riconoscimento dell’importanza della progettazione esecutiva, come luogo di sperimentazione e ricerca dell’innovazione tecnologica.

La necessità di superare la tradizionale normativa tecnica basata sulla definizione della regola d’arte a favore di una diversa normativa in grado di supportare l’innovazione tecnologica e non di contrastarla, come in realtà determina una normativa che si basa sulla definizione delle descrizioni del prodotto da realizzare (normativa oggettuale), e non sull’esplicitazione dei requisiti da soddisfare (normativa prestazionale).

La differenza sostanziale tra i due modi di procedere è semplice:

a) quello descrittivo dice che cosa si deve fare garantendo, se fatto correttamente, il raggiungimento del risultato;
b) quello prestazionale dice unicamente il risultato che si deve raggiungere non garantendo nulla se non il livello dello stesso.

Questo approccio caratterizza la ricerca tecnologica, sino agli agli anni 90 ed oltre.
Si continua però a progettare senza la dovuta cultura della realizzazione ed affidandosi spesso alle mani dei costruttori, arrivando ad una cesura del già ricordato binomio progetto-realizzazione. Si consolida sempre più la prassi che chi progetta esprime il "cosa" vuole, ma chi materializza l'oggetto e cioè chi elabora il progetto esecutivo è sempre l'impresa.
La situazione causa l'incapacità di gestire il mercato dei prodotti e delle nuove tecnologie.

Ma anche da parte dell'impresa, specie se di un certo livello, si avverte l'urgenza di una maggiore organizzazione e formazione tecnica ed economico-manageriale.

Le imprese che fin dagli anni '80 non hanno seguito questo indirizzo, indipendentemente dalle dimensioni, hanno incontrato poi serie difficoltà per la concorrenza da parte di imprese piccole e medie che, occupandosi di ristrette aree specialistiche, hanno sperimentato procedure controllate di produzione e gestione.

La situazione comincia allora a causare enormi danni:
• le varianti in corso d'opera aumentano;
• i costi lievitano di conseguenza, sia quelli per le progettazioni in variante,
  sia quelli di costruzione;
• i tempi di realizzazione si prolungano;
• i livelli di qualità edilizia risultano bassissimi, senza contare lo stravolgimento
  spesso del progetto esecutivo.

Il progetto esecutivo è sempre stato relazionato alle condizioni socio-culturali, economiche e tecnologiche del contesto in cui si sviluppa un intervento realizzativo.
Partendo dal presupposto che con il progetto esecutivo si conferisce consistenza ad una prefigurazione concettuale, o meglio si simula la materializzazione dell'oggetto, entrando nella costituzione della sostanza fisica degli elementi che lo compongono, è evidente che il tutto si basa sul binomio idea-conoscenza tecnica che la supporta e dalla quale prende avvio la prefigurazione stessa dell'idea.
Questo binomio nel tempo si è modificato, trasformando di volta in volta non solo il "fare architettura" ma anche il "fare costruttivo" e quindi il ruolo stesso del progetto esecutivo.

Il progetto esecutivo è legato al concetto di "cantierabilità" mentre l’esecuzione dello stesso a quello di "cantierizzazione".
All’appaltatore è demandato il compito di tradurre gli elaborati tecnici progettuali attraverso le scelte decisionali che riterrà più adeguate, conservando la propria autonomia nell’organizzazione dei mezzi necessari e riservandosi, a proprio rischio, la gestione dei fattori produttivi.

La legge 109/94 all’articolo 2, comma 5 bis prevede infatti che "i soggetti di cui al comma 2 provvedono all’esecuzione dei lavori di cui alla presente legge, esclusivamente mediante contratti di appalto o di concessione ….(omissis)" a conferma del riscorso a obbligazioni privatistiche per quanto concerne l’esecuzione dei lavori pubblici.

Il contenuto di questa obbligazione posta a carico dell’appaltatore è il progetto che fa parte integrante del contratto di appalto.

Nella sua esecuzione però esiste un margine di discrezionalità lasciato alle imprese che non devono essere solo nudus minister.

In virtù della diligenza professionale nell’adempiere alla propria obbligazione (contratto di appalto), tenuto conto dell’organizzazione di mezzi e il rischio d’impresa, in considerazione del grado di specializzazione tecnica che l’attività di costruzione di per sé comporta e non dimenticando gli oneri imposti dal regolamento relativo alla qualificazione (dpr 34/2000 il cosiddetto regolamento "Bargone" ), le imprese hanno possibilità di valutare in maniera autonoma i dati in base ai quali realizzare l’opera.

E soprattutto possono interloquire con la stazione appaltante sebbene nel rispetto di quanto contenuto nel progetto esecutivo considerato quale documento compiutamente definito e approvato dall’amministrazione.

 

fig.5

 

La modifica del progetto esecutivo non può essere posta a carico dell’appaltatore il quale non può nemmeno assumersi la piena responsabilità tecnica dell’esecuzione quale sia l’effettività esecutiva del progetto.

Pertanto per "cantierizzazione" s’intende la produzione di quella documentazione che l’esecutore elabora per tradurre le indicazioni e scelte contenute nel progetto in istruzioni e piani operativi, e cioè l’attività propria dell’impresa che ha piena competenza nel determinare l’organizzazione dei lavori. I compiti quindi dell’impresa vengono individuati nell’organizzazione delle attività costruttive e nell’elaborazione necessarie a ciascun operatore (tecnici, maestranze, fornitori) per assolvere ai propri compiti.

Il progetto costruttivo di cantiere rappresenta la fase finale del processo di progettazione che porta un'opera alla sua completa esecuzione.
In effetti, il progetto costruttivo non è una fase di progettazione individuata all'interno della normativa vigente in materia di lavori pubblici, che viceversa rimanda al progetto esecutivo il compito di contenere al suo interno tutte quelle indicazioni che rendono un progetto effettivamente eseguibile in ogni sua parte.
Nel corso della realizzazione di un'opera, infatti, una serie di dettagli e di sistemi costruttivi possono essere redatti solamente dall'ufficio tecnico del subappaltatore specializzato nella realizzazione di un sub-sistema.
In questo senso, compito dell'impresa che subappalta la lavorazione è quello di saper guidare la progettazione specialistica entro le linee guida imposte dal progetto generale, e di coordinare i vari progetti specialistici in modo tale che si integrino all'interno del quadro generale.
La progettazione legata al subappaltatore si può però avviare solamente una volta che il subappaltatore stesso sia stato individuato ed incaricato.

La progettazione deve affrontare e risolvere, per quanto possibile, secondo schemi logici conseguenti le problematiche direttamente o indirettamente derivanti dall’esecuzione utilizzando mezzi tecnico-economici adeguati e congruenti con quelle fasi che si svolgeranno nel cantiere.
Il “cantiere edile” costituisce il luogo e il momento in cui prende forma il processo di realizzazione-costruzione attraverso strumenti che provengono dal progetto operativo e rappresenta anche il denominatore economico-tecnico-professionale comune a diverse situazioni imprenditoriali.

- Ogni intervento da realizzare si compone di un insieme di settori lavorativi;
- Ogni settore lavorativo si compone dell'insieme dei prodotti dello stesso
  genere o che fanno capo ad esso;
- I prodotti, o se vogliamo, le voci di computo di progetto che generalmente
  sono associate ai contratti, per poter essere realizzati, necessitano dello
  svolgimento di una o più attività lavorative.

Il seminario si propone di fornire strumenti conoscitivi di base per impostare un approccio corretto con la fase esecutiva/operativa della progettazione in relazione alla cantierabilità ed alla successiva fase di gestione:


a) Definizione e requisiti tecnologici del progetto esecutivo
• Definizione del progetto esecutivo alla luce delle vigenti normative:
  Legge 109/94 e s.m.i., DPR 554/99, Dlgs 494/96 e s.m.i.;
  Capitolato Generale Dm 145/2000, ecc..
• Articolazione del progetto esecutivo: architettonico, strutturale,
  impiantistico, tecnico-economico-contrattuale, sicurezza, impatti e
  sostenibilità ambientale, ecc;
• Obiettivi, contenuti ed elaborati necessari alla validazione, appaltabilità e
  cantierabilità delle opere;

b) Relazioni e sviluppo del progetto esecutivo
• Informazioni e rapporti con le precedenti fasi della progettazione
  (preliminare e definitiva);
• Limiti di modificabilità del progetto esecutivo;
• Il progetto esecutivo nell’ambito dell’appalto integrato;
• Valenza contrattuale del progetto esecutivo;
• Relazioni e contenuti del progetto esecutivo in relazione alla fase gestionale.

c) Impostazione della metodologia progettuale
• Aspetti organizzativi: elaborati previsti, verifiche intermedie, ruolo delle
  singole competenze progettuali, tempi di esecuzione;
• Analisi dei contenuti di ciascun documento e delle correlazioni logiche,
  tecnologiche ed economiche che intercorrono tra di essi, piani di lavoro.
• Normativa tecnica specifica.

d) Dettagli tecnologici: scelte progettuale e strumenti innovativi
• Compatibilità e sostenibilità dei diversi materiali;
• Ciclo di vita utile dei componenti edilizi e dei materiali. Incidenza economica
  e tecnica nella fase manutentiva;
• Costi di produzione, di gestione, di sostituzione, di trasformazione e di
  smaltimento dei diversi materiali.
• Valutazione e verifica del grado di fattibilità tecnico-costruttiva delle
  soluzioni tecniche proposte dal progetto con particolare relazione alla
  cantierabilità ed alla produzione;
• Il progetto esecutivo in rapporto alle soluzioni tecnologiche adottate:
  artigianale, tradizionale, innovativa, industrializzata, prefabbricata, ecc.;
• Il sistema delle specifiche tecniche ed il grado di variabilità.
• Il progetto esecutivo e le relazioni con il processo attuativo: ruolo del
  fornitore e/o del produttore, dell’impresa.

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Fig.1-5: Materiali didattici afferenti ai corsi di “Manutenzione e Gestione degli edifici” e
            “Materiali dell’architettura” (1° anno).
            Universita’ degli Studi “Mediterranea” di Reggio Calabria - Prof. Francesco Suraci

Di seguito figg.6-13: Riqualificazione di un quartiere popolare a Reggio Calabria
                              Elaborati esecutivi del corso di "Manutenzione e Gestione degli edifici"
                              Corso di laurea in Costruzione e Gestione dell’Architettura
                              Universita’ degli Studi “Mediterranea” di Reggio Calabria
                              Prof. Francesco Suraci

Di seguito figg.14-16: Elaborati tesi di laurea di Caterina Zizzi
                                relatore Prof. Francesco Suraci, correlatore Walter Abate

Di seguito figg.17-18: Elaborati tesi di laurea Emanuela Ruoppolo
                                relatore Prof. Francesco Suraci,
                                correlatore Arch. Giuseppe Zizzi di San Remigio

Il Laboratorio di “Recupero e Gestione degli edifici” e’ collocato all’ultimo anno del corso di laurea triennale in “Costruzione e Gestione dell’Architettura” e comprende i corsi di “Manutenzione e Gestione degli edifici”, “Impianti Tecnici” e “Riabilitazione strutturale” ed ha come obiettivo la formazione di figure professionali che siano in grado di operare con competenza nello specifico settore sia in ambiti di organismi privati, sia nelle pubbliche amministrazioni. Pertanto le tre discipline affrontando con diverse angolazioni la complessa problematica ed hanno come risultato atteso il raggiungimento di esperienze comuni e confrontabili, essendo il tema della manutenzione - sia in campo civile che infrastrutturale - divenuto oggi di stringente e strategica attualità.

 

Fig.6

 

Fig.7

 

Fig.8

 

Fig.9

 

Fig.10

 

Fig.11

 

Fig.12

 

Fig.13

 

Fig.14

 

Fig.15

 

Fig.16

 

Fig.17

 

Fig.18

 

 

Prof. Arch. Francesco Suraci
Associato di Tecnologia dell’Architettura
Dipartimento Arte Scienza e Tecnica del Costruire
Universita’ degli studi “Mediterranea” di Reggio Calabria

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